Roccobot 360

..tutto quello che mi pare e piace.


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30 giorni di film / Giorno 15: un film al quale vorrei somigliasse la mia vita

SCOTT PILGRIM VS. THE WORLD
(Edgar Wright, 2010)

Volevo citare Closer, visto che Clive Owen è esattamente il figaccione sicuro si dé che vorrei essere. Ma mi andrebbe benissimo essere un nerd sfigatello come Michael Cera, se vivessi in un mondo di barre energetiche, boss di fine livello, scontri, combo ed effetti di luce come quelli di Scott Piligrim. Oltretutto parliamo di uno che vive a Toronto (dove mi sarebbe piaciuto nascere) e che ha come obiettivo finale la conquista di Mary Elizabeth Winstead. Scusate se è poco.
Per chi non conoscesse il film: hai circa trent’anni? Hai mai soffiato su una cartuccia del Super Nintendo prima di infilarla nella console? Hai mai fatto una partita a Street Fighter? Ti piacciono l’arguzia da geek e il sarcasmo tardoadolescenziale da perditempo istruiti? Vuoi farti coccolare da una fiaba moderna sparluccicante piena di tocchi di classe grafici e di trovate originalissime da videogame? Già che ci sei, vuoi anche farti quattro risate come si deve? Allora vai sul sicuro, perché questa è una teen comedy da manuale, che ti farà sbellicare ma ti strapperà persino una lacrimuccia. Quindi insomma inserisci il gettone.. no scusa: premi play.

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30 giorni di film / Giorno 14: un film che nessuno si aspetta possa piacerti

SCOPRENDO FORRESTER
(Gus Van Sant, 2000)

Gus Van Sant è stato talmente bravo con Elephant e Paranoid Park – capolavori indie a bassisimo budget – che spesso ci si dimentica della sua carriera hollywoodiana. Oltre all’apprezzato (ma sempre sottovalutato) Will Hunting, l’altro filmone che non mi farebbe mai cambiare canale (in un mondo parallelo in cui ci sono ancora film in TV) è proprio Scoprendo Forrester.
Sarà che Sean Connery invecchia bene come il vino ed è il mentore di cui avrei bisogno. O magari mi piace pensare che la speranza si può nascondere anche tra i palazzoni grigi del Bronx. O forse, semplicemente, ha un’ottima sceneggiatura e ottimi interpreti (l’ottimo regista era sottinteso). D’altronde Gus sa il fatto suo, e lo dimostra sfornando l’ennesimo film del filone formativo dei talenti inespressi senza sconfinare nella banalità del template.

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30 giorni di film / Giorno 13: un film che meriterebbe l’Oscar

DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
(Pedro Almodóvar, 1988)

Oscar non significa di per sé qualità, chiaro. Però ci sono artisti (registi, attori, direttori della fotografia) che meritano la consacrazione internazionale, e non c’è niente di meglio dell’Academy per ottenerla. Tanto è vero che da Tutto su mia madre in poi, Almodóvar è stabilmente nell’Olimpo dei registi viventi. E devo dire che, anche se quel film è innegabilmente bellissimo, avrei preferito vederlo salire sul palco a ritirare la statuetta per un film più divertente, che non lo facesse bollare come quello delle storie strambe e tristi. Anche se un po’ è così, ma c’è dell’altro. Donne sull’orlo di una crisi di nervi è esilarante. OK, se proprio vuoi ci trovi qualche nota amara, ma te lo puoi godere ridendo dall’inizio alla fine. Basterebbe Banderas, con quella faccia stralunata da bambinone: non sospetteresti mai che si sarebbe ridotto a fare le pubblicità delle fette biscottate. La storia, fatta di equivoci a incastro, è irresistibile. Carmen Maura è favolosa. La regia, neanche a dirlo, perfetta. Insomma, un film da Oscar.

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30 giorni di film / Giorno 12: un film che avrei voluto interpretare o dirigere

IL DIVO
(Paolo Sorrentino, 2008)

Recitare non è il mio forte, ma in effetti la regia è il mio sogno. Girare un film con i titoli di testa che valgono da soli il prezzo del biglietto è una cosa che sanno fare in pochi. Fare un film di quasi due ore, un film politico oltretutto, senza annoiare e – anzi – lasciandoti con l’acquolina in bocca, è ancora più difficile. Innanzi tutto Sorrentino è stato un equilibrista. Ha dato giudizi (non è vero che non si è sbilanciato mai), ha coraggiosamente mostrato fatti, ma senza infierire con la denuncia, senza ammorbare lo spettatore con l’educazione civica. Però, già che c’era, una lezione l’ha data: di cinema. Le scene sono congegnate in modo impeccabile, lo sguardo non può fare altro che seguire il percorso deciso dal regista. La fotografia sfiora la perfezione; gli interpreti sono impeccabili. Poi c’è Servillo, che è la parodia (non la copia) del divo Giulio. Ma a volte fa paura lo stesso. Se avessi il talento di Sorrentino, vorrei fare un film come questo.

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30 giorni di film / Giorno 11: un film del mio regista preferito

APRILE
(Nanni Moretti, 1998)

Scegliere un regista preferito non è facile. Intanto, non poteva essere semplicemente il regista di un grande film: la mia personalissima valutazione doveva coprire un’intera filmografia. Perché se girare un grande film è cosa rara, forse girarne più di uno è esattamente ciò che fa di un regista un maestro del cinema. Per qualche motivo (ideologico), Nanni Moretti è spesso considerato snob o troppo politicizzato o apostrofato addirittura come un trombone noioso. Chiaro: non è obbligatorio che piaccia a tutti, ma i suoi meriti dovrebbero essere riconosciuti con la dovuta onestà da chiunque ami il cinema.

Sembra superfluo, per uno come lui, ma provo a spiegare perché è il mio regista preferito, anche se potrei sbrigarmela dicendo grande bravura grandissima passione. Ah, una cosa: per me non ne ha sbagliato uno. I suoi film sono belli tutti.

Agli esordi, con budget evidentemente ridicoli, era in grado di raccontare storie giovanili coinvolgenti, piene di spunti interessanti e non eccessivamente intellettuali (al contrario di quanto si dice troppo spesso). Sono storie più di persone che di idee; piene di nevrosi, sarcasmo, battute esilaranti e scene rimaste nella storia (‘Faccio cose, vedo gente..‘ o la leggendaria telefonata vengo/non vengo, giusto per limitarmi a Ecce Bombo).
Negli anni successivi, già affermato, ha dimostrato di padroneggiare alla perfezione tutti gli strumenti messi a disposizione dall’arte cinematografica. Ha affrontato il dramma, la commedia, la denuncia, senza mai abusare di alcun ingrediente e manifestando costantemente arguzia, ironia e coraggio. Il che non è facile, considerando una carriera di 35 anni. È come finire gli esami con la media del 30.

In Aprile c’è una discreta dose di politica, chiaro. Ma non solo. Si tratta al tempo stesso di un film leggero, scanzonato, liberatorio, che parla di una nuova vita e di una nuova epoca. Mi piace tutto, di questo film: dal regista che interpreta se stesso, all’idea del musical, alle trovate grottesche, al ‘Di’ qualcosa di sinistra!‘, anche quello entrato a pieno titolo nella storia del cinema e non solo.

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Nanni Moretti - Aprile

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30 giorni di film / Giorno 10: un film con la mia attrice preferita

TURNÉ
(Gabriele Salvatores, 1990)

Da piccolo guardavo di continuo una decina di film, a rotazione, senza stancarmi mai. Oltre ai vari Goonies, Guerre Stellari e La donna esplosiva, c’erano anche titoli che apparentemente nessuno conosceva, come Willy Signori e Turné. Salvatores, con il suo Brat Pack all’italiana, mi aveva già conquistato in tenera età. Turné resta la migliore interpretazione di Fabrizio Bentivoglio, ed esiste solo grazie a Diego Abatantuono. Ma mi ha fatto scoprire un’attrice, Laura Morante, che non so se è davvero la mia preferita (limitandomi all’Italia degli ultimi decenni), ma al momento non me ne vengono in mente di meglio. Ed è tuttora una grande interprete. In questo film, anche se resta sempre in disparte, riesce ad ammaliarti con tre battute. E non ci metti molto a capire come hanno fatto quei due a perdere la testa per lei.

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30 giorni di film / Giorno 9: un film con il mio attore preferito

SANTA MARADONA
(Marco Ponti, 2001)

Se proprio devo cercare un attore preferito scelgo automaticamente la sottocategoria Miglior attore italiano perché preferisco giudicare chi recita nella mia lingua. Santa Maradona non è un film perfetto. Forse le attrici donne – scelte, temo, per ragioni estetiche – tolgono un po’ di poesia. Ma si tratta di un film con due soli personaggi, il resto è contorno. Qualcuno fa fatica a digerire Stefano Accorsi che ha ancora la sindrome da Maxibon, anche se credo faccia bene il suo dovere in questo caso. Ma non stiamo parlando di lui, ovvio.. Chi ti risolve un’intera pellicola con le sue doti di interpretazione, improvvisazione, immedesimazione? Chi ti regge un piano sequenza di tre minuti e mezzo con un copione indefinito, senza sgarrare una sillaba, rimanendo credibile e autentico, senza muovere un muscolo in più di quello che serve? Uno che lavora poco, a dire il vero, anche se ha infranto il suo ‘giuramento’ di girare non più di due film. Libero De Rienzo. Uno che ne sa, davvero. Ed è solo grazie a lui che questo è un gran bel film.

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30 giorni di film / Giorno 8: il film con il miglior monologo

TRAINSPOTTING
(Danny Boyle, 1996)

Devo davvero scrivere qualcosa su Trainspotting?
Mi limiterò a dire due cose.
Uno: la musica spacca. Sul serio: se clicchi ‘Play’, giochi a Sarabanda o stai pronto con Shazam.
Due: pregiudizi sull’argomento trattato? Allora non hai visto bene: l’argomento è la vita. Il tema è la fragilità, il dare un senso al proprio futuro, il sopravvivere in mezzo al liquame, il dare valore a un’amicizia. Anche un po’ il riscatto, credo.
Tre (aggiunta all’ultimo momento): ti sei accorto che la fotografia è perfetta? Che non c’è nulla di lasciato al caso? Che c’è un Ewan McGregor ventenne e punk coi pantaloni stretti alla caviglia? Danny Boyle aveva trent’anni, la mia età, il che fa di lui un genio che quasi da bambino ha girato uno dei più grandi capolavori del cinema britannico. È uno di quegli eventi cosmici che non si ripeteranno. Faglielo rifare oggi, con un budget centuplicato e tecnologie all’avanguardia.. riuscirà peggio.

Il monologo iniziale è un’introduzione memorabile, recitata sulle note di Lust for life di Iggy Pop:

SPOILER ALERT!

Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai-da-te e il chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?

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30 giorni di film / Giorno 7: un film che mi ricorda il mio passato

LA STORIA FANTASTICA
(Rob Reiner, 1987)

No, non è La storia infinita.. anche se l’assunto di partenza (il bravo ragazzino innocente e sognatore) è lo stesso. Non c’è neanche il Fortunadrago, OK, ma vuoi mettere l’ironia? Laddove il primo proponeva il classico try harder americano, La storia fantastica ti regala una storia fantasy ‘formativa’ che ti commuove ma ti fa anche rotolare dalle risate. Anche se ne hai visti solo 20 fotogrammi per sbaglio, personaggi del calibro del cattivone Vizzini e del grossissimo Fezzik (André the Giant FTW) ti sono rimasti impressi a fuoco sulla rétina. Se l’hai guardato da bambino e sei rimasto incollato allo schermo fino alla fine, probabilmente l’hai anche registrato su VHS per rivedere fino allo sfinimento il leggendario duello dei veleni. Un classico da non dimenticare.

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