Roccobot 360

..tutto quello che mi pare e piace.

30 giorni di film / Giorno 14: un film che nessuno si aspetta possa piacerti

2 commenti

SCOPRENDO FORRESTER
(Gus Van Sant, 2000)

Gus Van Sant è stato talmente bravo con Elephant e Paranoid Park – capolavori indie a bassisimo budget – che spesso ci si dimentica della sua carriera hollywoodiana. Oltre all’apprezzato (ma sempre sottovalutato) Will Hunting, l’altro filmone che non mi farebbe mai cambiare canale (in un mondo parallelo in cui ci sono ancora film in TV) è proprio Scoprendo Forrester.
Sarà che Sean Connery invecchia bene come il vino ed è il mentore di cui avrei bisogno. O magari mi piace pensare che la speranza si può nascondere anche tra i palazzoni grigi del Bronx. O forse, semplicemente, ha un’ottima sceneggiatura e ottimi interpreti (l’ottimo regista era sottinteso). D’altronde Gus sa il fatto suo, e lo dimostra sfornando l’ennesimo film del filone formativo dei talenti inespressi senza sconfinare nella banalità del template.

Scoprendo Forrester su Wikipedia

[Da una catena di Facebook che mi ha preso bene.]

2 thoughts on “30 giorni di film / Giorno 14: un film che nessuno si aspetta possa piacerti

  1. ma lo sai che piace anche a me? E non mi importa neanche che sia quasi una fotocopia di will hunting (ho sempre sognato di dire a uno “ti piacciono le pere??” allora fattela una pera, mi ha dato il suo numero” chiaro che non è ancora successo -.-‘) nè che la trama vada liscia come l’olio, mi piace e basta…senza troppi perchè…a parte il fatto che avere sean connery come vicino di casa garberebbe a tutti.

    • È vero, è come una versione alternativa di Will Hunting.. Ed è anche vero che non è perfetto (dovrei riguardarlo per essere più preciso, ma ricordo che ci sono delle semplificazioni qua e là). Ma non posso fare a meno di appassionarmi al percorso di Jamal nella spietata vita accademica degli Stati Uniti. Il segreto come sempre sta da qualche parte nella sceneggiatura.
      L’impegno e il lavoro sodo possono anche essere retorici, ma forse in quel tiro libero, così poco americano (cit. Boris), c’è la chiave giusta per interpretare una storia che non parla solo di autodeterminazione all’interno della società, ma anche di coraggio e di capacità di scegliere.

      (Resto sempre volutamente sul vago per non spoilerare)
      🙂

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